martedì 30 settembre 2014

Il Turner Prize compie trent'anni: conosciamo i protagonisti della shortlist

Il Turner Prize compie trant'anni. Un avvenimento da festeggiare, ma anche una notizia che fa riflettere sul tipico ritardo italiano, perché non mi pare esista un appuntamento tanto longevo, professionale e di indiscutibile interesse finalizzato alla promozione dell'arte contemporanea italiana. Non lamentiamoci poi se i nostri giovani artisti hanno difficoltà a farsi conoscere anche all'estero...
Polemiche a parte, i quattro britannici under 50 selezionati per la shortlist di quest'anno sono stati annunciati a maggio, ma proprio poche ore fa ha aperto alla Tate Britain la mostra relativa al premio. Da quest'anno le opere dei finalisti tornano infatti a essere esposte nella sede storica, anche se come è noto il regolamento stabilisce che il giudizio sia relativo agli ultimi dodici mesi di produzione e non ai lavori proposti in mostra. Io non vedo l'ora di farmi un'idea in prima persona, sperando che le innumerevoli attrattive della settimana di Frieze mi concedano il tempo di visitare anche la Tate.

Vediamo allora chi sono questi quattro artisti e quali le opere per le quali sono stati nominati.
Duncan Campbell (Dublino, 1972) è stato scelto per il suo contributo al padiglione Scotland+Venice all'ultima edizione della Biennale di Venezia. Filmaker, combina materiale storico al proprio girato sfidando le regole del documentario e prediligendo i personaggi controversi. L'opera presentata in Laguna era una sorta di risposta a Les statues meurent aussi di Alain Resnais, dove il tema è la meditazione sulla vita, la morte e il valore degli oggetti.

Duncan Campbell, It for Others, 2013

Ciara Phillips (nata a Ottawa nel 1976, ma vive a Glasgow) è stata nominata per la sua personale a The Showroom, Londra. Il suo lavoro si ispira a Corita Kent (1918-1986), artista, educatrice e attivista che reinterpretò gli slogan pubblicitari e la cultura del consumo degli anni Sessanta. Lavora con tutti i tipi di stampa e ama le joint venture, coinvolgendo spesso altri artisti ma anche gente comune, come ha fatto in occasione della mostra per cui è stata selezionata, dove alcuni gruppi di donne sono stati chiamati a partecipare al suo Workshop.

Ciara Phillips, Workshop, 2010-ongoing

Anche Tris Vonna-Michell (quasi coetaneo del Turner Prize, essendo nato nel 1982) è stato scelto per un solo show allestito alla galleria Jan Mot di Bruxelles. Con lui la performance fa il suo ingresso al premio britannico. Oltre a Postscript II (Berlin), presenterà la sua prima film installation Finding Chopin: Dans l’Essex. 

Tris Vonna-Michell, Postscript II (Berlin), 2013

Galeotta fu la Biennale anche per James Richards (il più giovane, nato nel 1983 a Cardiff), selezionato per l'opera Rosebud, esposta al Palazzo Enciclopedico di Massimiliano Gioni.


James Richards, Rosebud, 2013

Video, performance, installazioni e collabortive working. Non mi sbilancio e aspetto di volare a Londra per fare un pronostico. Solo il primo dicembre scopriremo chi si aggiudicherà il premio di 25mila sterline (agli altri tre partecipanti ne andranno 5mila a testa) ed entrerà a far parte della collezione della Tate, vincendo il premio che in questi trent'anni ha portato fortuna ad artisti come Richard Long, Gilbert e George, Anish Kapoor, Damien Hirst, giusto per nominarne alcuni da brivido.





Les Statues meurent aussi

Polvere di stelle: quando il contemporaneo dialoga con la storia e sa togliere il fiato

La scorsa settimana ho scritto a proposito del progetto Polvere di stelle del Museo di Ceramica di Mondovì perché mi incuriosiva l’idea di poter conciliare l’arte contemporanea con la storia di un museo legato alla tradizione e al territorio. Sabato sono stato all’inaugurazione e devo dire che la mostra e l’atmosfera hanno superato di gran lunga le mie aspettative.

Museo della Ceramica di Mondovì, Palazzo Fauzone
Ammetto che non ero mai stato al museo di Mondovì, anche se sono nato proprio da quelle parti. L’ho trovato moderno e accattivante - soprattutto grazie ai supporti multimediali - e mi sembra che la collezione si inserisca perfettamente nel magnifico palazzo settecentesco (Palazzo Fauzone di Germagnano), con tanto di vista sulle Alpi Marittime e sulle colline delle Langhe. Insomma, uno di quei musei che ti fanno tornare la fiducia nel sistema culturale italiano, nonostante tutto. 

Mi ha colpito in particolar modo il secondo piano, dove mi sono letteralmente perso fra le suggestioni Liberty e Déco. Un termine di paragone assai impegnativo per gli artisti chiamati a lavorare sul tema della ceramica dal team composto da Chiara Bertola, Giacinto di Pietrantonio e Christiana Fissore (la direttrice del Museo).

Céleste Boursier-Mougenot, Untitled, foto © Lorenzo Avico
Poetico, delicato e ammaliante il lavoro di Céleste Boursier-Mougenot, che ha accolto la sfida dei curatori lasciando fluttuare sul filo dell’acqua una serie di coppe di ceramica. Lo scontro casuale fra questi oggetti semplici e d'uso quotidiano trasforma l’installazione in un grande strumento musicale le cui sonorità evocano terre lontane. Un piacere per la vista, grazie all'eleganza degli arabeschi immaginari disegnati dal movimento delle coppe, ma soprattutto una coinvolgente esperienza emotiva che si propaga lungo tutto il percorso espositivo. Attraversando le sale continuavo a sentire quel suono lieve ma profondo, così che osservando la collezione del museo mi sembrava che anche quelle ceramiche stessero suonando in una sorta di polifonia. 

L'installazione di Matteo Rubbi, foto © Lorenzo Avico

Il terzo piano è dedicato interamente al lavoro del giovane Matteo Rubbi, che con grande sensibilità ha coinvolto la comunità di Mondovì realizzando una ritratto della cittadina piemontese attraverso le sue ceramiche. Ogni singolo pezzo è stato prestato dagli abitanti e collocato dall'artista nell'ottica di un lavoro collettivo. Sono certo che Matteo, classe 1980, farà molta strada.

Vi lascio con un breve video dell'installazione di Boursier-Mougenot, ma consiglio di organizzare una gita fuori porta a Mondovì entro il 28 dicembre per vivere quest'esperienza in prima persona.


video




Polvere di stelle
La ceramica contemporanea di Céleste Boursier-Mougenot e Matteo Rubbi

27 settembre – 28 dicembre 2014
Museo della Ceramica di Mondovì
Palazzo Fauzone di Germagnano
Piazza Maggiore 1, Mondovì (CN)
www.museoceramicamondovi.it






lunedì 29 settembre 2014

Christine Streuli e Anna Bjerger: due donne da Monica De Cardenas

La galleria Monica De Cardenas riapre mercoledì 1 ottobre con due proposte che consiglio di non perdere: la personale di Christine Streuli, artista svizzera, classe 1975 e la prima mostra italiana di Anna Bjerger (Skallsjio, Svezia, 1973), ospitata nella project room.

Entrambe pittrici, costruiscono i propri lavori sommando e stratificando innumerevoli immagini e spunti visivi. Mentre l’artista svizzera si ispira alla storia dell’arte europea e americana, di cui è una profonda conoscitrice, Anna Bjerger sceglie come punto di partenza la fotografia, con l’intenzione di fissare nel tempo attraverso la pittura gli attimi fugaci rubati dall’obiettivo.

Christine Streuli, Füllschaum, 2014 e Anna Bjerger, Smoke, 2010
In molti casi la pittura di Christine Streuli è straripante e avvolgente, varca i confini del quadro coinvolgendo le pareti dell’ambiente in cui è ospitata, come è successo alle recenti mostre al Kunstmuseum di Lucerna e all’Haus am Wannsee a Berlino, dove lo spettatore era chiamato a diventare tutt’uno con l’opera. Da Monica De Cardenas presenterà anche un ciclo di piccoli dipinti in lacca su alluminio, dalla pittura molto fluida, i cui soggetti si ispirano agli arrangiamenti floreali giapponesi Ikebana, da cui il titolo dell’esposizione Ickelackebana. Questa commistione di culture mi incuriosisce e mi affascina e non vedo l’ora di sognare di fronte ai suoi dipinti.

Più intimista la svedese Anne Bjerger, che sceglie fra i suoi soggetti momenti di vita quotidiana rubati alle riviste e alle guide di viaggio, i quali diventano spunti narrativi per storie non più anonime ma familiari. Lo spettatore prova infatti una forte tensione empatica di fronte ai suoi dipinti. Non vedo l’ora di sapere come ha deciso di lavorare nella project room di Monica De Cardenas.
Appuntamento, dunque, per mercoledì alle 18.30.


Galleria Monica De Cardenas
Via Francesco Viganò 4
Milano
www.monicadecardenas.com



giovedì 25 settembre 2014

Jani Ruscica da Otto Zoo mi ha stregato

Avevo segnalato giorni fa l’inaugurazione della personale di Jani Ruscica da Otto Zoo perché, come faccio sempre, ne ho letto qualche anticipazione e ho fatto un po’ di ricerca sull’artista. Mi hanno incuriosito soprattutto le sue origini: nato in Finlandia ma per metà siciliano, mi chiedevo come queste due culture apparentemente lontane potessero convivere. Come in preda ad un sesto senso, qualcosa mi diceva che il suo lavoro mi sarebbe piaciuto.

Jani Ruscica, Screen Test hands, 2012

Arrivato in galleria, è bastato meno di un secondo perché letteralmente mi stregasse. Non ho avuto nemmeno il tempo di salutare poiché le piccole fotografie che accompagnano l'opera protagonista della mostra, il video Screen Test (for a living sculpture), realizzato nel 2012 per Moma PS1, Creative Time e MTV global, mi hanno colpito tanto da non recepire più nessun altro stimolo esterno. Il motivo credo si trovi al di sotto del confine della coscienza. Insomma, è difficile da spiegare razionalmente e al momento ho ipotizzato si trattasse semplicemente di una predilezione per la fotografia che ho sviluppato negli anni e del mio interesse per la figura umana.


Jani Ruscica, Screen test for a living sculpture, 2012, film in 16mm trasportato in HD, muto

Riflettendoci un po’, ho capito: sono state le mani! Le mani del performer riprese dall’obiettivo della fotocamera che Jani ha poi ritoccato con il colore rendendo queste opere uniche e che mi sono sembrate quasi mani divine, riportandomi a quella ricerca dello spirituale che contraddistingue la mia collezione.

Jani Ruscica, Material studies, 2014

Non me ne voglia l’artista, che ho avuto il piacere di conoscere all’opening e mi è sembrato davvero in gamba: il suo percorso indaga dinamiche differenti (il rapporto fra l’hic et nunc della performance e la riproducibilità del video, il confine fra staticità della scultura e movimento dell’azione performativa), ma chi guarda all'arte con passione non può far altro che leggere le opere con i propri occhi e la propria sensibilità. Al di sotto del confine della coscienza, appunto.
Così martedì sera sono tornato a casa felice di aver trovato qualcosa di me e della mia storia in un artista che non conoscevo e che da oggi seguirò. Mi auguro capiti anche a voi.

Jani Ruscica, Material studies, 2014


Jani Ruscica. Screen Test (la mostra chiude il 31 ottobre)
Otto Zoo
Via Vigevano 8, Milano
info@ottozoo.com
www.ottozoo.com

martedì 23 settembre 2014

Domani: tre nuove mostre e un nuovo spazio per Raffaella Cortese

 Raffaella Cortese è una gallerista che seguo da anni. A Milano è ormai un’istituzione, con quasi vent’anni di storia alle spalle (li compirà nel 2015) e un’instancabile attività di ricerca. Instancabile a tal punto da decidere di ampliare la galleria e aprire un nuovo spazio, mentre molti traslocano fuori dall’Italia o si lamentano per la crisi.
Così, domani 24 settembre dalle 19 saranno tre gli appuntamenti in via Stradella. La personale di Marcello Maloberti (Codogno, 1966), intitolata semplicemente Marcello, sarà l'occasione per inaugurare le nuove sale al civico 4: una scelta non casuale, anzi una sorta di tradizione benaugurante dato che già nel 2002 era stata una performance inedita di Maloberti (All'incirca alla vita) ad aprire dopo la ristrutturazione. E d'altronde la collaborazione (e l'amicizia) fra artista e gallerista risale agli esordi di Raffaella. 
Lo spazio al civico 1 ospiterà due serie di lavori dell'artista coreana Kimsooja (Taegu, Corea, 1957): alcuni lightbox basati sulle immagini ideate per l'installazione della scorsa Biennale di Venezia, To Breath, in cui i riflessi del sole si rifrangono in un caleidoscopio di spettri, e la serie fotografica The Sun - Unfolded del 2008.  

Kimsooja, To Breath, 2013

Keren Cytter (Tel Aviv, Israele, 1977) presenta un video inedito in Italia, Siren, dove la tematica del conflitto di genere è trattata attraverso le disorientanti forme narattive tipiche del suo lavoro, con ripetuti flashback e andamenti non lineari, insieme all'uso distrumenti digitali innovativi.

Keren Cytter, Siren, 2014

Tanta carne al fuoco, dunque, ma tutta di grande qualità e che rappresenta le diverse anime che arricchiscono la galleria, per provenienza e cultura, ma anche per generazione. Io sono molto curioso e fossi in voi non perderei questo tris di mostre, avete tempo fino al 13 novembre.


RAFFAELLA CORTESE

Milano, Via Stradella 1, 4, 7

www.galleriaraffaellacortese.com



lunedì 22 settembre 2014

Si è chiusa ieri abc - Art Berlin Contemporary

Ha chiuso ieri Art Berlin Contemporary, l’interessante appuntamento autunnale ideato dai galleristi berlinesi giunto ormai alla settima edizione. Una fiera che quest’anno mi sono perso (il lavoro prima di tutto!) ed è un vero peccato dato che il punto di forza di abc sono gli innumerevoli eventi che le fanno da corollario come le performance, i talk, gli spettacoli teatrali (che in questa edizione erano più di 40). Le stesse gallerie mi pare abbiano puntato su artisti che lavorano su grandi dimensioni con opere dal formato installativo e molto coinvolgenti per lo spettatore. Almeno questa è l’idea che mi sono fatto spulciando qua e là sul web: il bello della tecnologia è ci rende praticamente ubiqui!
Ecco quindi una piccola selezione degli artisti e dei lavori che mi hanno colpito di più fra i 115 presenti. Si va dal fotografo irlandese Richard Mosse, uno dei miei preferiti, di cui sono certo avrò spesso modo di scrivere, al divertente intervento di John Bock alle prese con ananas, vermi gommosi e uova crude, fino alla videoinstallazione dell'artista cinese Guan Xiao che indaga la connessione fra esseri umani, tecnologia e natura.


Richard Mosse presentato da carlier | gebauer
Kristof Kintera presentato da Schleicher/Lange 



Tobias Rehberger presentato da neugerriemschneider 

John Bock presentato da Sprüth Magers

Douglas Coupland presentato da Daniel Faria Gallery  

Mike Bouchet presentato da Peres Projects 
Guan Xiao presentata dalla joint venture fra Kraupa-Tuskany Zeidler e Antenna Space

Tanja Koljonen presentata da Gallery Taik Persons


Foto da:
www.art-agenda.com
www.artnet.com
www.berlinartlink.com

domenica 21 settembre 2014

Da non perdere: Jani Ruscica alla galleria Otto Zoo di Milano


Archiviata la confusione della Fashion Week che ha coinvolto Milano in questi giorni, finalmente riprendono gli opening delle gallerie. Martedì è il turno di Otto Zoo, che presenta la seconda personale di Jani Ruscica (Savonlinna, 1978). L’artista finlandese porta in Italia alcune opere ispirate a un video commissionatogli nel 2012 dal MOMA PS1 di New York e da Creative Time MTV's Art Breaks.
Con Screen test (for a Living Sculpture) Ruscica indaga il confine fra l’immobilità della scultura, l’azione della performance e l’arte del video. Attraverso uno sguardo antropologico l’interesse dell’artista è quello di comprendere come la percezione individuale di un luogo cambi in funzione della propria esperienza personale, della propria cultura e persino in base a fattori scientifici.

Jani Ruscica, Screen test for a living sculpture, 2012

Appuntamento: martedì 23 settembre alle 19.00
La mostra chiude il 31 ottobre
Otto Zoo
Via Vigevano 8, Milano
info@ottozoo.com
www.ottozoo.com

sabato 20 settembre 2014

Polvere di stelle: la ceramica contemporanea a Mondovì

Segnalo con piacere un’iniziativa che si svolge un po’ fuori dai soliti circuiti, ma che ritengo molto interessante e dove non mancherò di fare un salto. Si tratta della mostra Polvere di stelle a Mondovì, in provincia di Cuneo, il cui obiettivo è quello di indagare una tecnica tradizionale come quella della ceramica attraverso uno sguardo contemporaneo. Un percorso inteso poeticamente dal titolo, che allude al passaggio dall’aspetto più materico e primitivo della ceramica (la polvere) a una dimensione visionaria e impalpabile come la traiettoria di una stella.
I curatori sono Chiara Bertola (responsabile per l’Arte Contemporanea Fondazione Querini Stampalia di Venezia e curatrice della Fondazione Furla) e Giacinto Di Pietrantonio (direttore Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo) insieme alla direttrice del Museo della ceramica di Mondovì, Christiana Fissore.
Ad inaugurare il progetto sono stati chiamati l’artista francese Céleste Boursier-Mougenot (Nizza, 1961, che ricorderete sicuramente per l'emozionante opera concepita qualche anno fa per Hangar Bicocca) e Matteo Rubbi (Bergamo, 1980, vincitore del Premio Furla nel 2011). Entrambi hanno affrontato la ceramica in un’accezione concettuale e assai più ampia  del suo semplice essere materia, ideando opere dal carattere polisensoriale ed esperienziale. Nel lavoro di Céleste Boursier-Mougenot, ad esempio, coppe di ceramica fluttuanti nell’acqua diventano strumenti a percussione che diffondono suoni dai rimandi orientali lungo tutto il percorso espositivo del museo. Matteo Rubbi lavora come di consueto sulle relazioni, instaurando un dialogo fra l’opera e lo spettatore. Per Polvere di stelle presenta un video in cui due volti maschili guardano al di fuori dell’inquadratura, lasciando intuire l’esistenza di qualcosa oltre la materia, un’allusione dunque al concept della rassegna. I frammenti video sono tratti tratti dal documentario “La conquista del K2,1954”, che riprendono i membri della spedizione guidati da Ardito Desio in un momento della scalata alla seconda vetta del mondo.


Céleste Boursier-Mougenot, From here to ear, 2011, Courtesy Hangar Bicocca

Matteo Rubbi, Viaggio in Italia, progetto vincitore del Premio Furla 2011


Appuntamento per l’inaugurazione fra una settimana esatta:
Sabato 27 settembre alle 17.30 (la mostra resta aperta fino al 28 dicembre)
Museo della Ceramica di Mondovì
www.museoceramicamondovi.it

venerdì 19 settembre 2014

Adrian Paci alla galleria Kaufmann Repetto


Ha inaugurato ieri sera La gloria vostra fu sole, sesta personale di Adrian Paci alla galleria Kaufmann Repetto, mostra che spero di avere modo di visitare con calma il prima possibile, ma che sono certo non deluderà (e che ovviamente non mancherò di recensire con foto!). Ciò che più mi incuriosisce è la curatela della mostra, affidata a un altro artista della scuderia Kaufmann Repetto, Pierpaolo Campanini.


Il tema fondamentale è quello del viaggio, un topos della produzione di Paci, espresso materialmente nei due grandi mosaici che occupano le pareti frontali della galleria: la tecnica del mosaico diviene metafora di una stratificazione di livelli narrativi, storici e geografici diversi. Intorno a queste due opere principali si distribuiscono i disegni, la cui iconografia affonda le radici in due background differenti: da una parte la vita privata e i video amatoriali (alcuni tratti da youtube), dall’altra i riferimenti culturali, soprattutto cinematografici, più cari all’artista.



Appuntamento fino all’8 novembre
kaufmann repetto milano
via di Porta Tenaglia

Milano
www.kaufmannrepetto.com
info@kaufmannrepetto.com

lunedì 15 settembre 2014

Marcos Lutyens. Un’esperienza di ipnosi collettiva in piazza Duomo

Se ieri sera avete fatto una passeggiata intorno a Piazza Duomo a Milano e avete notato un gruppo di persone con una sciarpa viola, sedute una a fianco all’altra e in preda a una sorta di trance, sappiate che avete assistito a una delle ultime sperimentazioni di Marcos Lutyens (Londra, 1964), artista intermediale interessato ai processi della mente e alle dinamiche sociali. Qualcuno lo ricorderà per il suo intervento a dOCUMENTA(13) un paio di anni fa: anche in quel caso si trattava di esperimenti di ipnosi (oltre 340 in 100 giorni) tenuti in una cabina chiamata Reflecting Room, progettata per l’occasione e ispirata alla visita dell’artista al campo di concentramento di Breitenau.

Progetto per K-Tanglement, courtesy Marcos Lutyens
Il progetto presentato a Milano è assai più ambizioso: un tentativo di superare le barriere dello spazio e del tempo coinvolgendo contemporaneamente diversi gruppi di persone dislocati in quattro diverse città (le sedi di Kunstverein, la rete che ha supportato l’artista: oltre a Milano, Amsterdam, New York e Toronto). Certo, la tecnologia ormai permette di raggiungere l’altro capo del mondo in una frazione di secondo, almeno in maniera virtuale. Lo stesso Lutyens non era presente in nessune delle città coinvolte, ma era collegato via Skype da Londra. L’obiettivo di K-Tanglement (da “entanglement”, ossia la connessione fra particelle nella fisica quantistica) è quello di operare a livello della coscienza per annullare le distanze fisiche con il solo ausilio della mente. Invitati da una traccia audio a chiudere gli occhi, rilassarsi e perdere il contatto con il proprio corpo attraverso la respirazione (una modalità che ricorda in parte la meditazione yoga), i partecipanti alla performance si isolano dalla realtà circostante. Così, pur trovandosi immersi fra le luci e i rumori di Piazza Duomo o Time Square, grazie al percorso guidato dalla voce di Lutyens la percezione è quella di trovarsi altrove e contemporaneamente in luoghi diversi, come se il proprio io potesse sdoppiarsi e poi di nuovo scindersi, liberandosi della convinzione di essere un’unica mente in un unico corpo e mettendo in condivisione il proprio spazio psichico.


Marcos Lutyens in collegamento Skype da Londra
Il gruppo sotto ipnosi
Sono andato a curiosare e a intervistare qualcuno dei partecipanti. Pare che l’esperimento abbia funzionato, tra chi non avrebbe più voluto risvegliarsi, chi si è sentito proiettato fra luci e colori dimenticandosi di essere in mezzo ai passanti e chi afferma di aver rimosso il confine fra interno ed esterno, fra sé e l’altro. Non resta che aspettare la prossima mossa di Lutyens alla scoperta delle potenzialità e dei limiti della mente umana.

Dal sito ufficiale di Marcos Lutyens:
K-Tanglement, Amsterdam, Milano, New York, Toronto, 2014
Hypnotic Show Reflecting Room, dOCUMENTA (13), Kassel, Germany, 2012
Hypnotic Show
Da Fresh Art International:
Fresh Talk: Marcos Lutyens

lunedì 1 settembre 2014

Shirin Neshat, ricordi di Teheran e scherzi del destino

Sono fortemente convinto che circondarsi di bellezza possa migliorare la qualità della vita, renderla poetica e speciale anche nei suoi aspetti più semplici e quotidiani. Posso affermarlo con certezza grazie a un episodio che è capitato qualche tempo fa, complice un’opera della famosa artista iraniana Shirin Neshat.
Ho sempre apprezzato i suoi lavori, dalle più note fotografie di donne dalla pelle coperta da iscrizioni tratte da poesie, alle videoinstallazioni (per cui ha vinto anche il Leone d’Oro alla 48esima Biennale di Venezia nel 1999). Ricordo l’atmosfera quasi mistica creata dall’installazione del 2011 a Palazzo Reale che presentava i materiali usati dall’artista per il film Donne senza uomini, tratto dal romanzo della scrittrice Shahnush Parsipur, pubblicato nel 1989 e bandito in Iran. Mi ha sempre colpito anche la sua storia: nata in una piccola cittadina a due ore da Teheran e trasferitasi giovanissima negli Stati Uniti per studiare arte, dopo la Rivoluzione del 1979 è stata costretta all’esilio dal suo paese per più di dieci anni. Dopo il mio viaggio in Iran, dove ho conosciuto artisti e intellettuali, le sue opere hanno assunto per me una forza nuova, e ne ho compreso a fondo il messaggio.
Qualche tempo dopo sono riuscito ad aggiungere alla collezione una sua piccola fotografia: due mani di donna che stringono un microfono, un inno alla libertà di espressione. Per anni era stata di proprietà di Claudia Gian Ferrari e faceva parte di quel nucleo della sua raccolta personale messo all’asta dopo la sua scomparsa. Come vi ho raccontato, è stata proprio lei ad introdurmi al mondo dell’arte contemporanea: avere con me quella fotografia mi sembrava un modo per non spezzare il legame che ci univa e un ricordo di quella eccezionale esperienza che fu il nostro viaggio.
Non credo al destino, ma alcuni incontri di certo non accadono per caso. Una sera invitai a una cena la sorella della gallerista che ci aveva ospitato a Teheran. A fine serata mi disse a bassa voce: sai che hai una mia foto? E mi confessò, vedendo il mio volto perplesso, che le mani in quella fotografia erano le sue, raccontandomi che negli anni Novanta aveva fatto da modella per Shirin. Un ulteriore legame fra Claudia, l’Iran e me. Questo è il potere dell’arte.

Shirin Neshat, Fervor, 1999, Copyright Shirin Neshat

Shirin Neshat, On guard, 1996

Shirin Neshat, Rapture Series, 1999, Courtesy Gladstone Gallery

Shirin Neshat, Ribellious Silence, 1994, Copyright Shirin Neshat

Shirin Neshat, Speachless, 1996, Courtesy Galdstone Gallery