lunedì 3 luglio 2017

Belle scoperte: la Cittadella degli Archivi a Milano

Ci sono luoghi a Milano ricchi di storia e memoria, ma che pochi di noi conoscono. Sono quei posti che non amano mettersi in luce, ma che segretamente custodiscono perle. Fortunatamente ci sono giovani che a quei luoghi hanno dedicato tempo ed energie, prendendosene cura.

Succede alla Cittadella degli Archivi di Milano, che da domani diventa Cittadella dell'Arte e inaugura un percorso che la vedrà protagonista anche l'anno prossimo. Succede grazie alla curatrice Rossella Farinotti e a Francesco Martelli, che ha creduto nel progetto.

In che cosa consiste? La prima fase prevede la riqualificazione degli spazi della Cittadella, che si trova in via Gregorovius, attraverso il lavoro di 8 giovani artisti che operano a Milano.


Irene Balia, Thomas Berra, Linda Carrara, Anna Caruso, Bruno Marrapodi, Isabella Nazzarri, Michael Rotondi e Giulio Zanet sono stati chiamati a intervenire rispettando gli ambienti e lasciandosi ispirare dalla storia di Milano custodita negli Archivi, aperti al pubblico già dal 2016. 

Dalla spedizione italiana sulla catena del Karakorum del 1929 alla donazione di Gian Galeazzo Visconti alla Veneranda Fabbrica del Duomo; dai registri della razza ebraica del 1938 al boom economico con l’Astro/grattacielo Pirelli da un disegno di Gio’ Ponti; dall’acquisto della Pietà Rondanini alla vendita della Linea Unica della continuità nello spazio di Boccioni da parte di F. T. Marinetti, e così via. 

La presentazione ufficiale del progetto sarà il 6 luglio dalle 18.30: non perdete un'occasione per conoscere meglio Milano e apprezzarne la creatività e la voglia di fare. 

Per saperne di più leggete il sito del Comune di Milano. 

martedì 27 giugno 2017

L'arte africana al PAC Milano

Chi mi conosce e mi legge da un po’ di tempo a questa parte sa bene quanto negli ultimi anni il mio interesse per l’arte africana contemporanea sia cresciuto. Sono davvero felice che anche Milano abbia finalmente riconosciuto questa realtà dedicandole una mostra istituzionale al PAC. 

Apre oggi e sarà visitabile fino all’11 settembre la mostra Africa. Raccontare un mondo. Dopo l’incredibile antologica dedicata a Santiago Sierra arriva dunque un altro colpo da maestro nell’esplorazione dei continenti extra europei e delle implicazioni politiche, economiche, religiose scaturite dalla storia recente.


Nel caso di Africa. Raccontare un mondo si tratta di una collettiva di 33 artisti appartenenti a diverse generazioni il cui lavoro si presta a una lettura quadripartita. Ci sono i protagonisti del Dopo Indipendenza, ossia maestri più anziani legati al proprio universo culturale, c’è chi predilige l’introspezione identitaria, c’è la generazione attiva e partecipe e poi le artiste donne (9 su 33) a cui poetica si esprime attraverso l’uso del corpo e le politiche della distanza. 

Come sempre al PAC, la programmazione delle visite e degli incontri è molto fitta, soprattutto per quanto riguarda le performance, vero fiore all’occhiello del nuovo corso dello spazio espositivo. 


Vi consiglio dunque di non perdervi mai le novità sul sito ufficiale del PAC Milano.

lunedì 5 giugno 2017

Una buona notizia: la tessera per i musei d'arte contemporanea


Che anche l’Italia finalmente abbia colto le potenzialità dell’arte contemporanea? Parrebbe di sì, e ci voglio credere, da quando ho letto che 26 musei aderiscono a Contemporaneamente Italia, la card che consente l’ingresso gratuito alle collezioni permanenti e alle mostre temporanee in tutto il Paese.

Le realtà coinvolte vanno dal MAXXI di Roma alla Fondazione Prada di Milano e Venezia, dal Castello di Rivoli al Mambo di Bologna, dal Madre di Napoli ai Musei Civici di Venezia, dal Museo Novecento di Firenze al Museo Riso di Palermo, alla faccia di chi dice che non ci sono sinergie sul contemporaneo. 


Il costo di Contemporaneamente Italia è di 30 euro, la validità è fino al 31 dicembre, sperando che l’esperimento funzioni e il progetto cresca, magari con iniziative speciali. 

Trovate più informazioni qui

venerdì 26 maggio 2017

Oltre la Biennale: Yuri Ancarani al Caffè Florian

Fra gli appuntamenti extra Biennale vi segnalo l’inedita video installazione di Yuri Ancarani nella storica Sala delle Stagioni del Caffè Florian. 

Il Caffè veneziano vanta una storia di quasi tre secoli e non è nuovo a incursioni artistiche di alto livello: in passato hanno esposto qui Mimmo Rotella, Gaetano Pesce, Arcangelo, Botto&Bruno, solo per citarne alcuni. 
foto dell'installazione via artribune.com

L’installazione di Ancarani si intitola RIO GRANDE. Postcards from the border e tratta un tema di grande attualità. Il confine di cui parla il titolo è quello fra Texas e Messico, di cui aspettiamo le evoluzioni (o involuzioni) post Trump. Ancarani racconta le contraddizioni di una terra difficile e inospitale, ma altrettanto affascinante e stimolante. 

Sono contento di sapere che Ancarani, dopo laver preso parte alla Biennale di Gioni, abbia proseguito con talento la sua carriera e sia approdato in questo luogo ricco di fascino. 


Da vedere entro il 10 settembre. 

martedì 23 maggio 2017

Oltre la Biennale: Shirin Neshat al Museo Correr

Questo mese il blog è molto veneziano, ca va sans dir. Vi segnalo alcuni appuntamenti extra Biennale d'Arte assolutamente da non mancare.

Il primo è quello con la mia adorata Shirin Neshat che porta al Museo Correr il progetto The Home of My Eyes. L'installazione fotografica giunge così per la prima volta in Europa dopo l'esordio a Baku nel 2015.

Le grandi fotografie in bianco e nero dell'artista iraniana circondano un’antica scultura della Santa Vergine, parte della collezione del Museo Correr. In questo modo Maria sembra accogliere e proteggere i soggetti fotografati, uomini e donne di diverse generazioni, intervistati da Shirin Neshat nel 2014-15 in Azerbaijan. 

I temi sono quelli della cultura, dell’identità e del concetto di casa. Le mani e i volti delle persone ritratte raccontano attraverso la calligrafia il loro pensiero


In mostra anche il video Roja (2016), un lavoro sul concetto di “spostamento” delle popolazioni, sulla paura dello “straniero” e della “terra straniera”. 

lunedì 8 maggio 2017

Attesissimo Vezzoli da Prada: cosa ci aspetta?

Questa sera the place to be è la Fondazione Prada che presenta il tanto atteso progetto di Francesco Vezzoli come curatore: “TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai”. Gli spazi della galleria Nord, del Podium e della galleria Sud saranno invasi dalle associazioni visive e semantiche praticate da Vezzoli sul patrimonio televisivo nazional-popolare nel decennio di maggior sperimentazione e avanguardia.


Sono curioso di vedere l’allestimento dei parigini Mathias Augustyniak e Michael Amzalag, basato sulla combinazione delle tradizionali condizioni espositive museali con il passaggio sullo schermo dell’immagine in movimento, attraverso l’alternanza di buio e luce.


Attenzione: il valore aggiunto, oltre ai preziosissimi frammenti tratti dalle Teche RAI, sono i dipinti, le sculture e le installazioni selezionati con il supporto curatoriale di Cristiana Perrella e la consulenza scientifica di Massimo Bernardini e Marco Senaldi. Una riflessione sulla televisione pubblica italiana in relazione all’arte e alla politica coeve

sabato 6 maggio 2017

Questa sera performance da CLS Architetti

Per chi resta a Milano questa sera tappa obbligatoria da CLS Architetti per il secondo evento della programmazione di Converso

L’ex navata anteriore della Chiesa sconsacrata di San Paolo Converso, dal 2014 riadattata in maniera geniale nello studio di architettura di Massimilano Locatelli e soci, ospiterà la performance di Ligia Lewis, coreografa e ballerina dominicana che lavora fra Berlino e Los Angeles. 

Minor Matter, questo il titolo della performance, è un esame della politica della rappresentazione attraverso la danza e l’uso del corpo fino ai propri limiti di forza e agilità. Il tema è principalmente quello della rappresentazione dell'essere "black". 



Accompagnata da Jonathan Gonzalez e Tiran Willemse, Ligia Lewis porterà in scena un’azione potente: “I want to turn you inside out and step into your skin”. Con queste premesse i tre corpi si sfidano e si fondono fra loro e con lo spazio, in una triangolazione di architettura, corpo umano e mise-en-scène che nello spazio della Chiesa non potrà che essere meraviglioso. 

Altamente consigliato, trovate le info sul sito ufficiale di CLS Architetti. 

sabato 29 aprile 2017

La poesia della luce di Betta Gancia a Torino

Oggi vi segnalo volentieri la mostra di Betta Gancia, che con i suoi Light Drawings approda per la prima volta a Torino con una personale alla galleria Photo&Contemporary.


Per chi non conoscesse il lavoro di Betta Gancia, mia cara amica, troverà in questa mostra una serie di scatti che sembrano tracce luminose, dove si rivelano atmosfere notturne, cosmiche e silenziose. Il risultato sono delle figure misteriose e senza tempo, una riflessione misteriosa sulla fonte primaria della fotografia stessa: la luce. La luce intesa come libertà compositiva, svincolata dal soggetto figurativo.


Raggi e intrecci delle ore serali di confondono con le luci artificiali della notte, dando forma a composizioni che ricordano l'estetica futurista o il più moderno effetto di un ipotetico Big Bang elettronico.

Ecco tutte le informazioni sulla mostra:
Betta Gancia. Light Drawings
presso PHOTO&CONTEMPORARY  
Via dei Mille 36, Torino
opening 10 maggio - fino al 3 Giugno
martedì-sabato 15 -19
lunedì su appuntamento


                                              

venerdì 28 aprile 2017

La Terra Inquieta è una mostra contemporanea e bellissima

Ieri sera sono stato all'opening di La Terra Inquieta, la nuova mostra curata da Massimiliano Gioni per Fondazione Trussardi, per l'occasione in scena alla Triennale di Milano. Sono molto contento che queste due istituzioni milanesi si siano trovate a collaborare per offrire alla città un'esposizione di alta qualità, aperta a diversi tipi di pubblico.


Credo che Beatrice Trussardi abbia pensato a un'operazione che si cala perfettamente nel contemporaneo, scegliendo di affrontare un tema non facile ma di grande attualità, al quale peraltro sono particolarmente sensibile. La Terra Inquieta racconta del dramma della migrazione, dello scontro/incontro di culture.

Ormai Massimiliano Gioni ci ha abituati a mostre di grande impatto, con installazioni monumentali e cariche di informazioni. La mostra è davvero ricca e coinvolgente, consiglio di rivederla più volte per coglierne tutte le sfumature, io stesso lo farò a breve.

foto via Artribune.com

Fra le opere che ho apprezzato di più, sicuramente le fotografie di Hrair Sarkissian, che ritrae le piazze delle esecuzioni. Alcune di queste le ho riconosciute, avendole visitate durante i miei viaggi. Scatti sinceri e crudi di una realtà che spesso tendiamo a dimenticare perché ci sembra lontana.

Poi nomi di grande livello come Francis Alys e Mona Hatoum, l'installazione a pavimento costruita con indumenti dismessi di Kader Attia, La Mer Morte,

Non perdetela assolutamente, sarà la mostra dell'estate di Milano.

venerdì 21 aprile 2017

Ben Rivers alla Triennale di Milano

Oggi vi parlo di cinema perché inaugura stasera alla Triennale di Milano la prima personale in una istituzione italiana di Ben Rivers. Il linguaggio del regista inglese attraversa i confini tra arte e cinema, esplorando generi differenti, dal thriller al noir passando per l’horror e la fantascienza.

Mi incuriosisce il tema scelto per la mostra milanese: le opere si concentrano sull’idea di collezione, sia dal punto di vista istituzionale sia personale. Condivido totalmente l’affermazione di Ben Rivers secondo cui “gli oggetti ci aiutano a rintracciare le idee degli individui o di una cultura intera”.


Gli spazi della Triennale saranno allestiti con un ambiente creato ad hoc per dare vita a una riflessione sulla memoria. Tre film su tre schermi verranno collocati in modo da creare un percorso narrativo circolare in cui tempi e storie differenti si intrecciano fra loro.

Ecco i film: 

The Shape of Things (2016): mostra le riprese di oggetti provenienti dalla collezione etnologica dell’Harvard Art Museums: una scultura ermafrodita di epoca bizantina e una brocca antropomorfa della Cina neolitica sono accompagnate dalla voce del poeta americano William Bronk che legge il suo componimento At Tikal. Le parole dell’autore inducono lo spettatore a interrogarsi sul desiderio di rappresentare la propria identità attraverso un ciclo continuo di creazione, distruzione e rinnovamento.

Phantoms of a Libertine (2012): ispirato a Voyage on the North Sea (1974) di Marcel Broodthaers. Elementi visivi e testuali estrapolati da un album di viaggi creano una biografia composta di indizi misteriosi e onirici.

Things (2014): la narrazione si sposta sul mondo dell’artista e la sua casa. La descrizione degli elementi che compongono l’ambiente è al tempo stesso un viaggio nella fantasia e nella memoria collettiva.

La mostra è curata da Lucia Apsesi con la direzione artistica di Edoardo Bonaspetti. 

mercoledì 19 aprile 2017

Miroslaw Balka, Crossover/s @ Hangar Bicocca

Sono stato da poco a visitare la prima retrospettiva italiana di Miroslaw Balka curata da Vicente Todolí per Hangar Bicocca. Il fascino di questo gioiello milanese è sempre forte, ma mai come per questa mostra la connessione fra ambiente e installazioni è talmente forte da togliere il fiato. L’oscurità gioca un ruolo fondamentale nel rendere il percorso totalmente immersivo. È stata un’esperienza davvero intensa.


L’obiettivo di Balka è quello di renderci coscienti della nostra presenza nello spazio, concentrandoci sulla nostra percezione e sui nostri ricordi. Quasi tutte le quindici opere selezionate da Hangar Bicocca ci invitano a compiere un’azione, ad attraversarle, a subirne la maestosità, a entrare in empatia con esse attivando le connessioni fra memoria individuale e collettiva.


Elementi quotidiani come zerbini, saponette, mattoni acquistano un carattere evocativo per riflettere altrettanto sulla storia dell’Europa e della Polonia, paese d’origine di Balka dove tuttora vive e lavora. 

Non perdetela, avete tempo fino al 30 luglio. 

martedì 28 marzo 2017

Art Week: un consiglio al giorno - Santiago Serra al PAC

Oggi non si scappa: tutti al PAC. Sono felice di vedere crescere sempre più questo museo che per anni è stato gestito distrattamente e senza una progettualità forte. Ora, merito anche di Diego Sileo che ci ha messo cuore ed esperienza, possiamo davvero essere orgogliosi di questo piccolo gioiello.


Apre oggi la prima grande antologica italiana di Santiago Serra, "Mea Culpa", nel segno della sua cifra stilistica più nota: un'arte concettuale volta alla critica sociale e politica della contemporaneità.

Concettuale ma dal grande impatto emozionale, tanto da aver fatto discutere in passato per le sue performance ambigue, Serra ha segnato sicuramente un solco indelebile negli ultimi trent'anni. Al PAC vedremo proprio le sue opere più iconiche e molte testimonianze delle sue azioni.

Attenzione anche al programma di workshop e incontri da leggere sul sito ufficiale del PAC.

lunedì 27 marzo 2017

Art Week: un consiglio al giorno - Adrian Paci a Sant'Eustorgio

Eccola, la settimana più bella e intensa per Milano. Mi piace l'idea di potervi consigliare almeno un evento al giorno extra MiArt perché fra opening in galleria, musei dalle grandi sorprese e installazioni cittadine quest'anno c'è davvero l'imbarazzo della scelta.

Oggi vi segnalo Adrian Paci con un progetto speciale a cura di Gabi Scardi in collaborazione con la Galleria Kauffman.

Il progetto si intitola “The Guardians” e la location è del tutto speciale. Paci è chiamato a relazionarsi con il ciclo di affreschi forse più bello di Milano, ossia il ciclo di Vincenzo Foppa dipinto nella cappella Portinari di Sant’Eustorgio e con alcuni spazi del Museo Diocesano.

Un mix di opere ormai storiche e alcune inedite, in totale nove, il cui tema è il più consueto e intimo per Adrian Paci: il rapporto viscerale con la propria terra d’origine, per chi è costretto a lasciarla in cerca di una vita migliore. 

Esemplare in questo senso è l’ormai famosa 
scultura “Home to go” del 2001, dove un uomo, il calco del corpo dell’artista stesso, è costretto a trasportare sulle spalle un tetto ribaltato, quello della propria casa, della propria identità.

L’opera che dà il titolo alla mostra è il film del 2014 in cui Adrian Paci riprende alcuni bambini intenti a riordinare il cimitero cattolico della propria città. Un lavoro sulla memoria, sulle origini con riferimenti alla biografia dell’artista e al regime comunista albanese. 


Un grande artista, una location suggestiva, una garanzia di qualità. Da vedere, da oggi al 25 giugno. 


martedì 21 marzo 2017

Un anticipo di MiArt da Monica De Cardenas

Arriva il periodo più bello per Milano, dove nemmeno l’ubiquità basta: sento già profumo di MiArt. Ufficialmente la fiera inizierà giovedì 30 marzo, ma la città vuole dare il meglio di sé e già questa settimana gli opening da seguire saranno molti.

Di sicuro non perderò la mostra di Rä di Martino da Monica De Cardenas: la sua prima personale a Milano inaugura domani sera. Vi avevo già parlato di lei in occasione della mostra Glitch al PAC, sul tema delle commistioni fra arte e cinema.


E la mostra da De Cardenas prende avvio proprio da un film: non uno qualsiasi perché si tratta del primo lungometraggio di Di Martino, “La controfigura”, che uscirà quest’autunno. Un’opera ambiziosa che rivisita una pellicola intitolata “Un uomo a nudo” e interpretata da Burt Lancaster, a sua volta ispirata al libro di John Cheever “The swimmer” del 1964.

Da De Cardenas non vedremo però alcuna immagine in movimento: sono fotografie e oggetti scultorei a raccontare del film, esplorando il territorio promiscuo fra oggetto reale e oggetto di scena, immagine filmica e dietro le quinte, protagonisti e controfigure, documentario e recitazione.




Saremo così chiamati a guardare le stesse scene dall’esterno e dall’interno, cercando di districarci tra realtà e finzione, indagando insieme all’artista la genesi dell’immagine cinematografica. 


lunedì 13 marzo 2017

Torna Studi Festival per aprire le danze dell'arte contemporanea a Milano

Lo scorso anno è stato un successo: perché non ripeterlo, anzi migliorarlo? Con questo spirito riparte domani Studi Festival, la manifestazione in cui gli artisti che vivono e lavorano a Milano aprono le porte ad altri artisti, al pubblico appassionato d'arte e in generale alla città. 

Il progetto dura 5 giorni, dal 14 al 18 marzo e il team curatoriale è confermato: Claudio Corfone, Rebecca Moccia, Anna Stuart Tovini e Vincenzo Chiarandà (Premiata Ditta)

Cresce il numero delle mostre (101) e dei protagonisti coinvolti (600): tre generazioni di artisti pronti a confrontarsi e collaborare incrociando esperienze e focalizzando l'attenzione sul momento creativo, testimonianza viva di questa città in continuo fermento. Potete scoprire il programma completo di Studi Festival qui

Trovo poi molto interessante che vengano coinvolti i giovanissimi: gli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Brera si occuperanno della documentazione foto e video, mentre i contributi testuali nel blog del Festival saranno a cura degli studenti di NABA Nuova Accademia di Belle Arti e della stessa Accademia di Brera.







sabato 25 febbraio 2017

Ci lascia Ren Hang a soli 29 anni

Ren Hang non c’è più. Ha scelto di togliersi la vita a soli 29 anni il fotografo e poeta cinese che ha raccontato la nudità con estrema freschezza.

Studente di marketing, a poco più di vent’anni si appassiona quasi per caso alla fotografia, immortalando il corpo nudo del suo compagno di stanza.


Da quel momento, con una naturalezza disarmante, uno sguardo puro e nel contempo inquieto, si è guadagnato un posto nella storia della fotografia contemporanea, con riferimenti del calibro di Nobuyoshi Araki, Robert Mapplethorpe e Wolfgang Tillmans.


Hang è stato celebrato in tutto il mondo, ma anche contestato e arrestato nel suo paese d’origine, motivo che ha spinto Ai Weiwei a sostenerlo e collaborare con lui. Nel 2013 lo invitò alla collettiva Fuck off 2, al Groninger Museum.


Oggi non c’è più e, senza indagare sulle ragioni della sua scelta, sappiamo sicuramente di aver perso un grande talento.


mercoledì 22 febbraio 2017

Da vedere: Will Benedict da Gio Marconi

Non smetterò mai di innamorarmi dello spazio semplice ma curatissimo di Gio Marconi, valorizzato a pieno dalla mostra inaugurata da poco: la seconda personale di Will Benedict, 1978, americano ormai adottato dalla Ville Lumiere.

Da sempre Benedict lavora sul lato contenutistico affrontando tematiche di stringente attualità e dal punto di vista tecnico giocando a mettere in discussione le convenzioni del linguaggio. Pittura, disegno e fotografia collaborano e sfidano la percezione dell’osservatore. 

In The Social Democrat quelle che sembrano stampe fotografiche si rivelano in realtà solo allo sguardo più attento: sono pitture montate su tela, associate a fotografie e allestite su pannelli di foam dipinti ad acquarello. I fogli di vetro che sembrano rovinare la purezza dei lavori, creano un effetto specchio fortemente voluto da Benedict per permettere di entrare a pieno nell’opera

Fra Brexit, Trump presidente e ondate nazionalistiche diffuse, i grandi lavori presentati da Gio Marconi ci aiutano a riflettere sul contemporaneo, senza rinunciare a un affascinante effetto estetico


La mostra è sicuramente da vedere e se avete modo da completare visitando Fiction is a terrible enemy, la personale di Will Benedict in corso alla Fondazione Giuliani di Roma

mercoledì 8 febbraio 2017

Due nuove mostre alla Fondazione Prada

Inaugurano oggi due nuove mostre alla Fondazione Prada. Slight Agitation, la serie di 4 esposizioni curate dal Thought Council dell'istituzione, propone il secondo progetto, quello di Pamela Rosenkranz (1979). 

L'artista svizzera esplora l'influenza dei processi fisici e biologici sull’arte. In questo caso potremmo dire l'influenza sul momento della fruizione dell'arte. Per Slight Agitation presenta un'installazione dal titolo Infection. Un’imponente montagna di sabbia è allestita all’interno della Cisterna di Fondazione Prada, creando un confronto/contrasto con la sua architettura industriale. Il materiale naturale è intriso di una fragranza ottenuta da feromoni di gatto ricreati in laboratorio, capaci di attivare specifiche reazioni di attrazione e repulsione a livello biologico e di influenzare in maniera subconscia il movimento dei visitatori. Una luce verde RGB illumina dall’alto questa enorme massa alterata chimicamente e ne fa evaporare lentamente il profumo. 




Mi pare che possa essere un progetto molto interessante e spero mi faccia cambiare idea su Slight Agitation, perché il primo appuntamento, quello con Tobias Putrih non mi aveva entusiasmato



L'altro opening di oggi è Extinct in the Wild di Michael Wang (1981). Il tema è quello dell'estinzione: Wang espone specie ormai scomparse in natura e sopravvissute solamente grazie/a causa dell'azione dell'uomo

Ci vediamo lì? 








martedì 7 febbraio 2017

Da non perdere: Diego Perrone da Massimo De Carlo a Milano

C’è tempo fino all’11 marzo per visitare una delle mostre migliori che hanno inaugurato questo 2017 milanese: Diego Perrone porta da Massimo De Carlo i meravigliosi risultati della sua ricerca sul vetro.

Con Herbivorous Carnivorous, Perrone affronta con coraggio un tecnica sperimentale e scopre le nuove potenzialità di questo materiale per indagare i temi a lui più cari: la vita rurale, i lavori umili, accompagnati dall’iconografia tipica delle zone di campagna.


Qual è l’aspetto più affascinante del lavoro di Diego Perrone? La sua imprevedibilità. Una notevole quantità di vetro fuso viene colato in un calco di gesso e posto, in una seconda fase, in forni ad alta temperatura. Qui il vetro subisce un processo di alterazione che può durare molte settimane. L’artista vi aggiunge minerali e ossidi colorati, ma l’esito finale è assolutamente indomabile. Le fusioni e le mescolanze, le cromie e le sfumature si rivelano, all’artista stesso, dopo un lungo periodo di gestazione e di attesa.



Interessante, oltre alle sculture, anche la serie di disegni isolati in una stanza il cui intonaco rosa sembra scivolare verso il pavimento.



Diego Perrone. Herbivorous Carnivorous
Massimo De Carlo
Via Giovanni Ventura 5, 20134 Milano
fino al 11 marzo 2017

giovedì 2 febbraio 2017

Siamo tutti astronauti questa sera da Otto Zoo

Ho avuto modo di conoscere David Rickard ieri sera in Triennale, anche lui richiamato dalla mostra di Giuseppe. Questa sera i riflettori sono per lui: la prima personale da Otto Zoo in via Vigevano, il suo viaggio nello spazio.

L’artista neozelandese (ma che vive a Londra e parla italiano) propone la sua costante ricerca sulle proprietà della materia nell’ambiente che ci circonda, sulle relazioni spaziali tra le persone, gli oggetti e le architetture con una grande installazione, “Black Fan”: una lunga diagonale di corde nere a cui sono appesi dei piombini, che attiva la percezione del visitatore sotto l’effetto di un gioco prospettico e dell’azione della gravità.



Simulazioni di vita nello spazio che sviluppano dall’interesse per un punto di vista meno geocentrico e unilaterale, scaturite da viaggi agli antipodi del mondo.

La stessa localizzazione di Otto Zoo diventa parte dei lavori “100,000 Pa” e “London Chair”. Situata a 117m sul livello del mare, la galleria si trova alla precisa altitudine in cui, con una temperatura di 25°C, la pressione dell’aria è a 100,000 Pa. Tramite un radiatore l’artista crea un territorio invisibile, che inserisce la galleria in un più ampio contesto climatico.

Opere attentamente ponderate che vi invito a scoprire questa sera da Otto Zoo.

mercoledì 1 febbraio 2017

Gregory Bae, un giovane artista di Chicago da Federico Luger a cura di Rossella Farinotti

Un giovane artista e un’altrettanto giovane curatrice in quel di Chicago, nei giorni di Expo, seduti a un bar. Si parlano come due trentenni qualsiasi e scoprono di avere una visione comune sul mondo dell’arte contemporanea. Lei decide di scommettere su di lui e lo invita a organizzare la sua prima personale europea a Milano.

Chi è il gallerista che accetta la scommessa? Federico Luger, che domani sera ospiterà Gregory Bae con una mostra curata da Rossella Farinotti.

Grazie a questo trio avremo l’occasione di rivedere il progetto esposto da Gregory alla Chicago Urban Art Society nel 2015, con alcune variazioni. Un lavoro molto interessante in cui l’artista di famiglia sud coreana, ma americano di formazione, ragiona sulle sue origini e soprattutto sulla relatività di spazio e tempo. Tornato nel paese di origine dopo vent’anni grazie a una residenza allo Cheongju Art Studio Artist-in-Residence, Gregory ha trovato lo spunto per raccontare come alcuni luoghi siano assolutamente lontani, ma allo stesso tempo vicinissimi.

 
Come nell’opera “One  Coinciding Moment Felt in Rotation on 06.22.16 Milano/06.23.16 San Francisco”, nata due anni fa a Seoul. Disturbato dal jet lag, Gregory inizia a passeggiare insonne, finché si ferma in cima a una collina alle prime luci dell’alba. In quel momento inizia a chiedersi se dall’altra parte del mondo, in quella che considera la sua patria, gli Stati Uniti, qualcuno stesse osservando la stessa porzione di cielo.

Quella è stata la molla per una serie di ricerche che hanno portato Gregory a scoprire due volte durante l’anno si verifica una connessione tra paesi tra loro opposti e distanti: il sole tramonta e sorge in luoghi diversi esattamente nello stesso momento.

Il resto lascio che lo scopriate alla mostra da Federico Luger domani, con la garanzia di un artista giovane e talentuoso, la cui prassi è meticolosa e profonda. Opere molto ragionate, che non strizzano l’occhio all’estetica e che mescolano esperienze individuali a un linguaggio che accomuna tutte le culture.

Cercate di arrivare per le 19, ci sarà anche una sorprendente performance...

FL GALLERY 
SPAZIO 22
www.flgallery.com
Viale Sabotino 22
Milano

martedì 24 gennaio 2017

Un artista che non conosco bene ma mi incuriosisce: Ori Gersht da Brand New Gallery

Oggi vi parlo di un artista israeliano che non conosco ancora molto bene, ma le cui immagini mi hanno molto colpito. Sto parlando di Ori Gersht, la cui personale inaugura questa sera da Brand New Gallery.

The Floating World è una serie di fotografie iniziata nel novembre 2015 a seguito di una visita a un giardino Zen situato nei pressi di Kyoto. Microcosmi speciali in ci praticare meditazione e riflettere sull’essenza della natura che si riversano negli scatti di Gersht.



Il lavoro in post-produzione è essenziale: Ori Gersht ha invertito le sue fotografie cercando di creare nuovi spazi che si collocano tra la realtà materiale e quella virtuale. Un esperimento sul reale e il suo riflesso immaginario.

Il risultato mi sembra molto interessante e sono curioso di scoprirlo dal vivo (fino al 9 marzo).

www.brandnew-gallery.com

domenica 22 gennaio 2017

La collezione Giuseppe Iannaccone in mostra alla Triennale di Milano (finalmente!)

Credo che quello di oggi sia uno dei post più emozionanti che abbia mai scritto. Racconta di un carissimo amico che finalmente realizza il suo sogno. Sì, perché Giuseppe Iannaccone, storico complice della mia trasformazione in collezionista, inaugura per la prima volta la mostra completa della sua collezione di arte italiana degli anni Trenta.

Succede il 31 gennaio alla Triennale di Milano, istituzione attenta che ha saputo intercettare il desiderio di Giuseppe di affidare la sua preziosa raccolta al giusto contenitore. E quale migliore casa avrebbe potuto ospitare gli artisti che negli anni Trenta erano le giovani promesse dell’arte italiana, se non l’architettura pensata da Muzio nel 1932-33?



Che mostra vedremo alla Triennale fino al 19 marzo? Il titolo è Italia 1920-1945. Una nuova figurazione e il racconto del sé: uno spaccato del nostro Paese nei decenni più difficili, raccontato attraverso le opere di artisti figurativi, prevalentemente pittori, con un occhio attento all’uomo. A curare la mostra è Alberto Salvadori, insieme ovviamente alla vulcanica Rischa Paterlini che da anni affianca Giuseppe Iannaccone con grande passione.

Per la prima volta avremo la possibilità di passeggiare fra i dipinti che Giuseppe ha attentamente selezionato, desiderato, rincorso in più di vent’anni di ricerche. 96 opere che insieme si sono viste solo nei manuali di storia dell’arte a raccontare di quegli artisti “non allineati”, al di fuori dei canoni di Novecento e del ritorno all’ordine, desiderosi e capaci di cogliere la profondità dell’animo umano in tutte le sue sfaccettature.
Arnaldo Badodi
Ognuno di questi quadri ha poi una storia che sfugge dalle etichette degli storici e dalle datazioni: è la storia che ha portato Giuseppe a volerli con sé. Perché è una raccolta dal grande valore scientifico, ma prima di tutto è il risultato di incaponimenti, telefonate, viaggi, combattimenti all'ultima puntata alle aste, corteggiamento di altri collezionisti per convincerli a vendere i loro capolavori. Il tutto è raccontato nel catalogo edito per l'occasione.
Renato Guttuso

Qualche nome? Birolli, Guttuso, Mafai, Pirandello, Scipione, Vedova… Il percorso espositivo è articolato in nuclei tematici che raggruppano opere di artisti che hanno gravitato attorno a scuole e movimenti o che hanno condiviso momenti ed esperienze, accomunati da affini sensibilità. La Scuola di Via Cavour, i Sei di Torino, Corrente, con una sala intera dedicata a Renato Birolli, di cui Giuseppe è indubbiamente il più attento collezionista, e il “battitore libero”  Filippo De Pisis.

Da non perdere poi il ciclo di tavole rotonde con i più importanti studiosi d’arte del periodo storico tra le due guerre a cadenza settimanale, ogni martedì alle 18.30.

Allora complimenti Giuseppe! E spero di vedervi in molti a consacrare finalmente le meravigliose storie nascoste dietro la nascita e lo sviluppo di una collezione.



Chi fosse molto curioso può cominicare a esplorare il sito della collezione.

venerdì 20 gennaio 2017

Thomas Berra torna con la personale "Dopo il diluvio" a Nova Milanese

Ho conosciuto Thomas Berra quasi due anni fa. Si chiudeva la sua ultima personale da Charly Lioce: un incredibile affastellamento di dipinti, schizzi e disegni a riempire in preda all'horror vacui le pareti della galleria in Via Hayez (che mi piacerebbe tanto veder riaprire, ma questo è un altro discorso).

Non avevo capito che quella mostra avrebbe avuto poi un senso di chiusura. Come se lì dentro Thomas avesse stipato incubi e ricordi, per poi bruciare tutto e ripartire. L'ho compreso solo qualche giorno fa, quando ho scoperto che Thomas torna in mostra negli spazi bellissimi di Villa Vertua Masolo a Nova Milanese, poco fuori Milano. Quando ho scoperto che questa mostra ha un senso fortissimo di rinascita.

La mostra di Thomas Berra da Charly, foto via Zero

In questi due anni Thomas Berra ha lavorato tantissimo, limitando al minimo le esposizioni. Dopo aver bruciato tutto doveva trovare di nuovo la sua strada. Incendio, diluvio, rinascita. E non poteva farlo in modo migliore: ho visto un'anteprima delle sue nuove opere e tutta la dedizione, le notti insonni a dipingere si sono tramutati in un ciclo di dipinti freschissimi, dove la sua propensione al figurativo ha subito una metamorfosi e si avvicina in maniera incredibilmente vicino al pattern.

Qual è l'ispirazione? Come nei migliore dei casi, i libri. Thomas lo racconta benissimo nell'intervista di Lucia Tozzi per Zero. In particolare la lettura di Gilles Clément, le jardinier engagé, il rivoluzionario teorico del Terzo paesaggio e del Giardino in movimento, autore anche dell’Elogio delle vagabonde.

Che cosa emerge da questi libri? La passione per le erbacce, e quindi il sotterraneo, l'incolto, l'adattamento in condizioni avverse, la ribellione nei confronti del controllo. Nient'altro che la fascinazione per le Subculture che Thomas Berra ha esaltato con il suo progetto dell'anno scorso all'Edicola Radetzky. Solo in una declinazine diversa, matura, di ampio respiro. E molto verde.

Fate una gita fuori Milano, sono solo 20 minuti di auto per scoprire la gioia della rinascita, "Dopo il diluvio".

Cura la mostra Simona Squadrito.




Thomas Berra – Dopo il diluvio
da domenica 22 gennaio a domenica 5 febbraio 2017
Villa Vertua Masolo
Via Garibaldi, 1 • Nova Milanese

mercoledì 18 gennaio 2017

Claudia Losi: le nuove opere da Monica De Cardenas

Questa sera l’appuntamento da non perdere è da Monica De Cardenas: Claudia Losi torna in galleria dopo la recente mostra personale alla Collezione Maramotti e la sua partecipazione alla Triennale di Hangzhou in Cina.

Per l’occasione Claudia presenta un nuovo ciclo di opere dal titolo Asking Shelter: sculture che richiamano capanne dalle forma arcaiche e primitive, quasi infantili nei tratti. Mimetizzati tra alcuni rami, abitano le riproduzioni in argento di piccoli insetti dal dorso simile a spine di rosa: luoghi familiari e protettivi, ma che al contempo invitano a mantenere alta la soglia della nostra attenzione.



Tutta la mostra è una sorta di ecosistema, dove i temi della maternità (con la fotografia di un ovulo fecondato tratta da una stampa anni 60) e della metamorfosi (con le farfalle che chiudono l'esposizione) raccontano un universo che attrae e respinge nello stesso tempo, dove rifugio e pericolo coesistono.



Vi consiglio davvero questa mostra attraente e scenografica, avete tempo per visitarla fino al 18 marzo. 



Galleria Monica De Cardenas
Via Francesco Viganò 4 - Milano
www.monicadecardenas.com